Siamo sempre dalla parte di chi muore senza colpa. Per questo ci siamo schierati chiamando quello che sta avvenendo a Gaza GENOCIDIO.
Siccome noi de La Scelta di Persefone cerchiamo di parlare di tutto ciò che accade senza indossare una maglia di partito osserviamo con attenzione i fatti raccontandoli. Iniziando dall’Italia.
Il governo italiano attuale nei confronti della situazione israelopalestinese ha fin dall’inizio assunto una posizione filo israeliana, peraltro confermata dagli scambi commerciali ancora molto vivaci. Come in tutto il mondo occidentale all’indomani del 7 ottobre è stato condannato senza se e senza ma lo spietato terrorismo di Hamas. Poi Netanyahu ha intrapreso l’operazione contro Gaza. Con il tempo, i morti e il peggiorare della situazione molti nel mondo si sono riposizionati chiedendo la fine dei bombardamenti e delle operazioni militari. Alcuni hanno ridotto i rapporti e gli scambi commerciali con Israele.
Il governo italiano è stato tra i più tardi a cambiare atteggiamento. Fino a tre-quattro mesi fa la posizione della premier Meloni è stata di funambolica (il termine è stato coniato dalla giornalista Sardoni) equidistanza. Poi con il mondo intero che si stava rendendo conto della tragicità della situazione, il cambiare della percezione della opinione pubblica italiana sulla strage di civili a Gaza, ha persuaso anche la leadership italiana a prendere le distanze dal governo israeliano.
Certo, abbiamo visto molte parole di condanna e non molti fatti. Infatti nella decisione di eventuali sanzioni da parte dell’Unione Europea, di poche settimane fa, proprio l’Italia si è opposta ponendo il veto. Bisogna riconoscere tuttavia che c’è stato un cambiamento formale (ancora molto timido) della posizione italiana, confermato dalle parole della premier durante il meeting di Rimini, e da una iniziativa governativa di aiuti umanitari via aerea. Vero che è avvenuta dopo quelle già attuate di molti altri Paesi e che si tratta di una briciola tardiva, ma bisogna riconoscere che c’è stata.
Nelle ultime settimane si parla della straordinaria iniziativa di Global Sumud Flotilla. La leader dell’opposizione ha scritto una lettera non polemica, accorata e piena di rispetto istituzionale, al capo del governo chiedendo che la protezione diplomatica sia estesa agli italiani che fanno parte degli equipaggi della Flotilla.
La Premier ha risposto oggi. Pur non parlando di protezione (cioè di proattività diplomatica, quella che è stata garantita dal governo spagnolo), il capo del governo Italiano ha espresso l’intenzione di garantire l’assistenza diplomatica (quella che avviene dopo che accadono i fatti) agli italiani della Global Flotilla. Certo ne ha approfittato per farsi propaganda ricordando gli aiuti di stato già avviati e avanzando delle riserve sul modo di portare aiuti a Gaza della iniziativa Global Flotilla, ma comunque lo ha fatto. Forse non è abbastanza, ma bisogna quel poco bisogna riconoscerlo.
Sembra di capire che la posizione del governo Italiano segue direttamente la percezione della vicenda israelopalestinese nella opinione pubblica del nostro Paese. Le prese di posizione pubbliche di tanta parte della società civile, le manifestazioni sempre più partecipate hanno avuto dei risultati. Ricordiamo in particolare quella di Genova alla partenza di alcune imbarcazioni della Flotilla, dove la sindaca Silvia Salis di fronte a migliaia di persone ha chiesto al governo di seguire ogni momento di questa spedizione definendo le persone che si imbarcano come i veri “patrioti”.
Il fatto che la premier, si mostri sensibile a ciò che pensano gli italiani su questa faccenda ci fa sperare che ci possano essere ancora delle evoluzioni. A questo punto il nostro impegno civile a favore della cessazione delle uccisioni dei civili a Gaza deve non solo continuare ma ancora rafforzarsi perché si producano ulteriori risultati. L’impegno assunto dal governo italiano contro la costruzione di nuovi insediamenti di coloni in Cisgiordania deve essere mantenuto e seguito da misure concrete. Il riconoscimento della Palestina da parte dell’Italia, dopo tanti altri Paesi che lo hanno già fatto, deve ritornare al centro della nostra iniziativa politica estera. Magari tutto questo non avverrà con la efficacia e la tempestività auspicabile, ma è possibile andare avanti. E dipende anche da noi.
Fabrizio Turrini

