L’omicidio di Kirk, il politico MAGA americano amico di Trump, durante un comizio nello Utah, non può che essere condannato. Lo hanno fatto tutti i leader politici in America e fuori, e lo facciamo anche noi. Con convinzione.
Solo qualche idiota anche qui in Italia ha gioito di quanto accaduto in nei social postando foto di cattivo gusto. Si tratta di atteggiamenti a cui siamo purtroppo abituati nei social oggi, da una parte e dall’altra. O sei bianco o sei nero. O vieni osannato o ricoperto di insulti; non c’è traccia di mediazione, riflessione o tentativi di dialogo. Solo vengono ripetute meccanicamente tesi che non ammettono contraddittorio.
L’omicidio di Kirk porta sotto i riflettori dell’attualità la situazione americana che oggi è particolarmente grave. Gli USA sono spaccati da anni e la divisione interna sta crescendo giorno dopo giorno. Ma gli atti di violenza politica precedenti a questo vengono spesso dimenticati.
Chi non accetta un approccio superficiale della politica odierna ricorderà che a giugno nel Minnesota una politica democratica, Melissa Hortman, è stata uccisa insieme al marito, e anche un senatore, sempre del partito democratico è stato ferito.
Se ricordate poi, lo scorso anno nel cuore di Manhattan l’amministratore delegato di UnitedHealthCare è stato ucciso a colpi di pistola da un sedicente vendicatore del popolo contro le corporation della salute. E certamente ricorderanno tutti che lo stesso Trump è scampato per pochi centimetri ai colpi di fucile, utilizzando poi il fatto abbondantemente nella sua campagna elettorale. Questi solo i casi più recenti ed eclatanti.
Biden ci provò, maldestramente a fare il presidente non solo dei democratici, ma fallì, anche per la determinazione a non accettare nessun dialogo dalla parte avversa. Poi Trump, diventato presidente, non ha mai nemmeno tentato di rivendicare il ruolo di presidente di tutti gli americani; ma ha continuato (e continua tuttora con le dichiarazioni di oggi) a coltivare solo la propria parte politica, a parlare solo ai suoi seguaci. Facendo questo sta contribuendo a mantenere ed allargare la frattura della società americana.
C’è da temere, perché sarebbe una sciagura non solo per gli USA, che questo scontro possa degenerare. In America infatti ci sono più armi che abitanti e non si tratta solo di armi di difesa, ma spessissimo di armi da guerra. Purtroppo il detto “se ci sono, prima o poi le armi sparano” è tragicamente vero, e non sia mai che qualcuno più organizzato di questi lupi solitari, cominci ad usarle veramente. Sarebbe un disastro.
Possiamo aggiungere quindi, alla condanna dell’omicidio di Kirk, anche la preoccupazione per la pericolosità della degenerazione del confronto politico negli USA. Allo stesso modo non possiamo che essere sconfortati ed allibiti dalla strumentalizzazione che viene fatta dalla politica Italiana su questi fatti.
C’è chi ha accusato i rappresentanti della sinistra e addirittura l’antifascismo, di essere compiacente con questo omicidio. Una vera iperbole politica di dubbio gusto che evidenzia la scarsità di misura e consapevolezza delle regole della vita civile di certa parte della politica italiana.
Quello che ha garantito e che garantisce un corretto confronto politico è il rispetto dell’avversario.
Molti di noi sono cresciuti con la celebre frase “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire” che viene attribuita erroneamente a Voltaire ma pare sia di Evelyn Beatrice Hall, una scrittrice britannica. Si tratta di un concetto che è una vera conquista civile delle democrazie. In Italia questo concetto è garantito dalla Carta Costituzionale, anch’essa una conquista che è costata centinaia di migliaia di morti.
Oggi politici di poco spessore possono pensare che alimentare lo scontro politico coltivando l’odio e demonizzando l’avversario può portare a qualche vantaggio elettorale visto che le regionali sono vicine, ma dimostra una spregiudicatezza decisamente poco democratica.
In questo tentativo di strumentalizzazione di ciò che è avvenuto in America è stato fatto un paragone della attuale situazione italiana con i passati “anni di piombo”. Chi li ha conosciuti e li ricorda non può che considerare questa dichiarazione un delirio.
Ricordiamone alcuni tratti. Gli anni di piombo sono costati circa un migliaio di morti tra attentati di diversa natura. Brigate rosse ed eversione neofascista si alternavano nelle loro azioni, spesso pure con infiltrazioni di agenti segreti di diverse provenienze. Il culmine fu l’uccisione di Aldo Moro.
La Repubblica Italiana reagì a questi anni di tensione pagando un prezzo altissimo, ma senza leggi di emergenza, mantenendo i principi della regolarità della vita civile. Si scovarono esecutori, con il tempo si cercò di capire i mandati non sempre riuscendoci, ma comunque si arrivò ai processi e gli anni di piombo furono superati sconfiggendo l’eversione con gli strumenti della regolare vita democratica.
Meno male che il paragone è davvero sciocco e infondato, perché se anche ci fosse solo qualche verità in questa affermazione, dovremmo essere davvero preoccupati per l’Italia, perché questa classe dirigente così inadeguata ed incompetente temo proprio che non saprebbe assolutamente reagire come quella di allora. Saremmo già perduti.

